Ingredienti

Con una sintesi efficace, Slow Food sostiene che il cibo deve essere “buono, pulito e giusto”.

Ecco: io faccio miei questi tre valori nel fare il mio gelato. Il primo passo è essere trasparenti, raccontarvi per filo e per segno quali ingredienti usiamo, dove li troviamo, come li trattiamo: nei miei gelati ci sono solo cose scelte con cura, indispensabili. Parliamo di creme.
Il latte e la panna sono rigorosamente freschi: la bontà e la qualità del latte appena munto è ineguagliabile.

A questo aggiungo un goccio di latte condensato di una piccola azienda umbra che gli dà il gusto che associo alla mia infanzia e una minima percentuale di latte in polvere prodotto in Piemonte, per conferire il giusto apporto proteico.

Per lo zucchero collaboro con un’azienda italiana che raduna 5.700 coltivatori di barbabietole e ho scoperto che ne esiste una a Mazzara del Vallo che realizza zucchero da uva: il bello del mio lavoro è la continua ricerca di cose migliori.

Le farine sono solo di carruba e di guar e il mio gelato non contiene alcun derivato del mais, la cui coltivazione è una delle emergenze agricole planetarie. Scegliere significa anche dire tanti no: al latte a lunga conservazione, ai grassi vegetali raffinati, ad alginati, emulsionanti, aromi e coloranti, a riempire il gelato d’aria che lo fa voluminoso ma privo di sostanza.
Questo significa selezionare e collaborare con le aziende migliori, realtà di grande qualità. Se il cioccolato che uso è delizioso, è grazie ad aziende d’eccellenza.

E allora, perché non tutti scelgono il meglio? Perché costa.
Tempo, lavoro e denaro. Ma chi, come me, fa il gelato per passione sa che in realtà non c’è scelta: o fai le cose buone, e bene, o niente.