SLOW FOOD

L’incontro con SLOW FOOD

Non c’è realtà che tanto abbia fatto per valorizzare la biodiversità italiana come Slow Food. L’associazione fondata da Carlo Petrini si spende da decenni per promuovere le produzioni migliori, quelle buone, pulite e giuste. Quelle, cioè, che alla qualità sommano la cura nella produzione e l’adeguato riconoscimento del lavoro.

Che la loro e la mia strada si incrociassero, dunque, era naturale. Nel 2007, quando apro la gelateria di Torino, noto che tra i clienti tanti sono di Slow Food: riconosciamo il buono nelle stesse cose.
Ma è nel 2008 che i rapporti si fanno “ufficiali”: mi contatta Ilario Garbani Marcantini, l’uomo che ha riscoperto la “farina bòna”, un’antica tradizione ticinese. È lui che mi chiede di fare un gelato con questa delizia per presentarlo al Salone Internazionale del Gusto di Torino. È un successo.

E mi fa venire un’idea: i “Presidi” – il progetto di Slow Food a tutela delle piccole produzioni locali – sono ancora poco utilizzati in gelateria; perché non esaltarli? Così ho cominciato a collaborare con Slow Food e la sua fondazione e sono certo che il mio gelato abbia fatto scoprire ai miei clienti prodotti straordinari ma poco conosciuti.

Prodotti che avevano bisogno di un veicolo per arrivare al grande pubblico: e quale testimonial più efficace di un gelato? Oggi Slow Food mi aiuta a trovare sempre nuove materie prime: una ricerca che si trasforma in incontri. Perché la parte più bella della vita di un gelatiere è seguire le strade del gusto per scoprire l’amore che c’è dietro un campo di fragole.


I gusti dei presidi

Da quel 2008 – quando, per la prima volta, feci il gelato alla farina bòna – non ho più smesso di seguire Slow Food e le sue indicazioni per i migliori prodotti. I miei mandarini sono quelli siciliani di Ciaculli, i pistacchi di Bronte.

Ma la ricerca di cose buone non si ferma mai: così sono entrate nel mio laboratorio le pesche di Leonforte, le fragoline di Ribera e quelle, preziosissime e profumate, di Tortona. L’amaretto l’ho trovato a Mombaruzzo, passandoci per caso, il moscato passito di Strevi è fantastico. Scovare nuovi ingredienti squisiti è la parte più bella del mio lavoro.

E grazie a Slow Food so dove cercarli e conosco uno a uno i loro produttori.